Il Massacro dell’Aeroporto di Lod

Lod, in italiano Lidda, una città Israeliana di popolazione mista Ebrea-Araba a Sud-Est di Tel Aviv. Divenne tristemente famosa il 29 maggio 1972, quando venne compiuto un attentato terroristico presso l’aeroporto per conto di terroristi palestinesi.

A compiere il massacro furono 3 membri dell’Armata Rossa Giapponese, arruolati dal FPLP-OE (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Operazioni Esterne, nome utilizzato dal FPLP negli attentati internazionali), i loro nomi:

Kōzō Okamoto
Tsuyoshi Okudaira
Yasuyuki Yasuda

Tutti e 3 addestrati dai palestinesi a Baalbek, in Libano.

I terroristi arrivarono alle 22.00 a bordo di un volo Air France proveniente da Roma presso l’Aeroporto di Lod (noto ora come Aeroporto Internazionale Ben Gurion), vestiti in abiti occidentali e con delle custodie per violini per non attirare l’attenzione.
Una volta entrati nell’area di sosta, estrassero dalle custodie dei fucili d’assalto Cecoslovacchi Vz 58 con i calci rimossi, ed iniziarono immediatamente a sparare indiscriminatamente contro personale e turisti, e lanciarono delle granate.

La sicurezza aeroportuale era focalizzata a prevenire attacchi da parte palestinese, il fatto che i terroristi fossero Giapponesi li colse alla sprovvista.

Yasuda venne ucciso per errore da uno degli altri 2 terroristi, mentre Okudaira si spostò nella zona di atterraggio, sparando a dei passeggeri mentre sbarcavano da un aereo della El Al, prima di rimanere ucciso da una delle sue stesse granate. Non è chiaro se si trattò di un’azione suicida oppure un’esplosione prematura.

Okamoto venne ferito dalla sicurezza, portato a terra da un dipendente El Al ed arrestato mentre tentava di lasciare il terminal.

In totale vennero uccise 26 persone e ferite 80, tra le vittime 17 pellegrini Cristiani da Porto Rico, 1 canadese e 8 Israeliani.

Di seguito i nomi delle persone che persero la vita per mano dei terroristi:

Pellegrini Cristiani da Porto Rico:

Reverendo Angel Berganzo
Carmela Cintrón
Carmen E. Crespo
Vírgen Flores
Esther González
Blanca González de Pérez
Carmen Guzmán
Eugenia López
Enrique Martínez Rivera
Vasthy Zila Morales de Vega
José M. Otero Adorno
Antonio Pacheco
Juan Padilla
Consorcia Rodríguez
José A. Rodríguez
Antonio Rodríguez Morales
Carmelo Calderón Molina

Cittadini Israeliani:

Aharon Katzir
Yoshua Berkowitz
Zvi Gutman
Orania Luba
Aviva Oslander
Henia Ratner
Shprinza Ringel
Adam Tzamir

Più 1 cittadino Canadese:
Lonna Sabah


By Chutzpah

Il Dirottamento dell’Achille Lauro

Il 7 ottobre 1985 al largo delle coste Egiziane, l’Achille Lauro; un transatlantico trasformato in nave da crociera, stava navingando da Alessandria ad Ahsdod, in Israele.

Ma un gruppo di 4 terroristi palestinesi, appartenenti all’FLP (Fronte per la Liberazione della Palestina) avevano ben altri piani per quella crociera, e la dirottarono verso Tartus, in Siria.

Il dirottamento fu architettato da Muhammad Zaidan, terrorista e leader del FLP.
L’obbiettivo dichiarato era ottenere la liberazione di 50 terroristi palestinesi detenuti nelle carceri Israeliane. In realtà si trattava di una missione suicida; come dichiarato successivamente da Reem al-Nimer, vedova di Zaidan, volevano aprire il fuoco contro gli Israeliani all’arrivo della nave ad Ashdod.

Il giorno 8 ottobre, dopo che il governo Siriano rifiutò il permesso di attraccare a Tartus, i terroristi uccisero Leon Klinghoffer, un pensionato americano Ebreo di 69 anni in sedia a rotelle sparandogli alla fronte ed al petto, costringendo poi il barbiere ed il barista della nave a buttare il suo corpo senza vita e la sedia a rotelle in mare.
Il ministro degli esteri dell’OLP, Farouq Qaddumi, negò l’omicidio ed insinuò invece che la moglie Marilyn avesse ucciso suo marito per ottenere i soldi dell’assicurazione. Soltanto nell’aprile del 1996, oltre un decennio dopo, Muhammad Zaidan ammise la responsabilità dell’omicidio.

I terroristi reindirizzarono quindi l’Achille Lauro verso Port Said, e dopo 2 giorni di negoziati, accettarono di abbandonare la nave in cambio di un salvacondotto. Presero il volo per la Tunisia a bordo di un aereo di linea commerciale Egiziano.
L’aereo che trasportava i terroristi venne intercettato da degli F-14 Statunitensi, e costretti ad atterrare presso base NATO di Sigonella, in Sicilia. 3 dirottatori vennero arrestati dai Carabinieri e, dopo un disaccordo tra autorità Italiane e Statunitensi, agli altri passeggeri della nave, incluso il leader dei terroristi Muhammad Zaidan, venne permesso di continuare verso la loro destinazione. Nonostante le proteste degli USA. L’Egitto richiese delle scuse dagli USA per aver forzato l’aereo fuori dalla rotta.

Il cadavere di Klinghoffer venne ripescato dalle autorità siriane tra il 14 e il 15 ottobre e consegnato all’ambasciatore degli Stati Uniti a Damasco verso il 20 di quello stesso mese e da questi imbarcato sul volo di linea n. 743 dell’Alitalia alla volta di Roma. Leon Klinghoffer fu in seguito riportato in patria e inumato nel Beth David Memorial Park di Kenilworth (New Jersey).


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L’Attentato alla Pizzeria Sbarro

Era il 9 agosto 2001, nel centro di Gerusalemme. All’incrocio tra via Kind George e la Strada di Jaffa, una delle zone pedonali più affollate. Quando verso le 14.00, in piena ora di punta, presso la Pizzeria Sbarro, per mano di terroristi palestinesi persero la vita 15 persone, di cui 7 bambini, 130 furono i feriti; tutti civili innocenti.

I terroristi fecero detonare una bomba, nascosta in una custodia per chitarra, contenente tra i 5 ed i 10 kili di esplosivo, ed arricchita con chiodi, viti e bulloni; per ottenere il massimo danno possibile.
L’esplosione sventrò completamente il ristorante, pieno di persone; uomini, donne e bambini. L’attentato venne rivendicato da Hamas e Jihad Islamica.

Il terrorista “kamikaze” che portò a compimento questa strage si chiamava Izz al-Din Shuheil al-Masri: aveva 22 anni, di Aqabah. Era figlio di un noto ristoratore di successo e proveniva da una benestante famiglia di proprietari terrieri.

A guidarlo ed assisterlo durante l’attacco fu Ahlam Tamimi: una studentessa universitaria e giornalista part-time di 20 anni. Che per l’occasione si era finta una turista Ebrea. Il suo nome risultava già su una lista di terroristi ricercati che Israele presentò all’Autorità Palestinese quella stessa settimana.

Dichiarò in seguito di non essere affatto dispiaciuta per quello che ha fatto. Ed, il 12 luglio 2012, in un’intervista su Al-Aqsa TV descrisse la sua reazione dei palestinesi subito dopo l’attacco con le seguenti parole:

“Poi, quando ho preso l’autobus, i palestinesi intorno alla Porta di Damasco [a Gerusalemme] erano tutti sorridenti. Si potrebbe dire che tutti erano felici. Quando sono salita sull’autobus, nessuno sapeva che ero stata io ad aver condotto [il kamikaze al bersaglio] … Mi sentivo molto strana, perché avevo lasciato indietro [il il kamikaze] ‘Izz Al-Din, ma dentro il bus, tutti si stavano congratulando l’un l’altro. Non si conoscevano nemmeno tra di loro, eppure si scambiavano saluti … Mentre ero seduta sul bus, l’autista accese la radio. Ma prima, lasciate che vi dica del graduale aumento del numero di vittime. Mentre ero sul bus e tutti si stavano congratulando l’uno con l’altro … “

Dopo aver ascoltato una stima iniziale di “tre persone uccise” nell’attentato, Tamimi dichiarò:

“Ammetto che ero un po’ delusa, perché speravo in un numero più alto. Eppure, quando hanno detto “tre morti,” Ho detto:’ Allah sia lodato ‘… Due minuti dopo, hanno detto alla radio che il numero era salito a cinque. Ho voluto nascondere il mio sorriso, ma proprio non ci sono riuscita. Allah sia lodato, è stato fantastico. Poiché il numero dei morti continuava ad aumentare, i passeggeri applaudivano.”

Dopo l’attentato, gli studenti palestinesi dell’università An-Najah, situata nella città Cisgiordana di Nablus, hanno realizzato una mostra per celebrare il primo anniversario della Seconda Intifadah. L’attrazione principale di questa mostra era una riproduzione, delle dimensioni di una stanza, dell’attentato alla Pizzeria Sbarro. Corredata da mobili rotti ed imbrattata di sangue finto e pezzi di corpi umani.
All’ingresso della mostra vi era inoltre un murales raffigurante l’attentato.

Di seguito riportiamo le reazioni, locali ed internazionali, che seguirono il massacro:

ISRAELE

In risposta all’attacco, Israele chiuse il “Ministero degli Esteri” non-ufficiale palestinese a Gerusalemme, situato presso la Orient House. (uno stabile utilizzato come quartier generale dall’OLP)
Il ministro degli Esteri Peres inoltre dichiarò: “Se l’Autorità Palestinese avesse agito con la necessaria determinazione ed eseguito arresti preventivi di terroristi di Hamas e dei loro operatori, gli omicidi oggi a Gerusalemme si sarebbere potuti prevenire”

TERRITORI PALESTINESI

Hamas e Yasser Arafat incolparono Israele per l’attacco.

NAZIONI UNITE

Secondo un cominicato stampa dell’ONU: “Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan condanna l’attentato terroristico di oggi a Gerusalemme. Deplora tutti gli atti di terrorismo ed è profondamente turbato da questa terribile perdita di vite umane.”

UNIONE EUROPEA

La Presidenza dell’Unione europea ha condannato senza riserve l’attacco.

USA

Il presidente George W. Bush ha espresso le sua condoglianze e dichiarato: “Deploro e condanno fortemente l’attacco terroristico nel centro di Gerusalemme, le simpatie di cuore mie e del popolo americano sono con le vittime di questa terribile tragedia e le loro famiglie.”

Vittime dell’attentato:

– Giora Balash, 60 anni, del Brasile
– Zvika Golombek, 26 anni, di Carmiel
– Shoshana Yehudit Greenbaum, 31 anni, dagli Stati Uniti D’America
– Thehila Maoz, 18 anni, di Gerusalemme
– Frieda Mendelsohn, 62 anni, di Gerusalemme
– Michal Raziel, 16 anni, di Gerusalemme
– Malka Roth, 15 anni, di Gerusalemme
– Mordechai Schijveschuurder, 43 anni, di Neria
– Tzira Schijveschuurder, 41 anni, di Neria
– Ra’aya Schijveschuurder, 14 anni, di Neria
– Avraham Yitzhack Schijveschuurder, 4 anni, di Neria
– Hemda Schijveschuurder, 2 anni, di Neria
– Lily Shimashvili, 33 anni, di Gerusalemme
– Tamara Shimashvili, 8 anni, di Gerusalemme
– Yocheved Shoshan, 10 anni, di Gerusalemme

Miriam Shoshan, 15 anni, sorella di Yocheved Shoshan, rimase gravemente ferita con 60 chiodi sul corpo, un buco nella coscia destra, ustioni di terzo grado sul 40 per cento del corpo ed una rottura della milza.

Chana Nachenberg rimase ricoverata in stato vegetativo permanente, per più di tredici anni dopo l’attacco. Aveva 31 anni al momento del bombardamento. Sua figlia, che all’epoca non aveva ancora tre anni di età, è stata una dei pochi rimasti illesi all’interno del ristorante.


By Chutzpah

Il Massacro di Damour

Damour è un villaggio Cristiano Maronita, situato a metà strada tra Beirut e Sidone, in Libano. Prende il nome dal Dio Fenicio Damoros, il simbolo dell’immortalità.

Ma l’immortalità di Damour venne messa a dura prova quando, nel gennaio del 1976, in piena Guerra Civile Libanese, il villaggio venne attaccato con raffiche di mitra e colpi di mortaio, fino a sfociare in una sanguinosa invasione.

L’attacco venne compiuto da un gruppo misto di terroristi palestinesi allineati con il Movimento Nazionale Libanese. Il gruppo era composto principalmente da membri dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), comandato all’ora da Yasser Arafat. A questi si unirono dei mercenari dalla Siria, Giordania, Libia, Iran, Pakistan ed Afghanistan. Probabilmente anche dei terroristi del Nihon Sekigun (Armata Rossa Giapponese), al momento in fase di addestramento da parte del FPLP in Libano si unirono al massacro.
Oltre ai già citati, vi erano membri del as-Saa’iqa; una fazione politica e militare palestinese (con base a Damasco) del partito Siriano Ba’ath, del FPLP, FDLP, Fatah e la milizia musulmana Libanese al-Murabitun. Per un totale di circa 16.000 terroristi. Condotti dal colonnello Abu Musa (Kunya di Said al-Muragha, un alto comandante dell’OLP e Fatah) e da Zuheir Mohsen; leader del As-Sa’iqa, conosciuto successivamente in Libano come “Il Macellaio di Damour”.

Il motivo dell’attacco fu la volontà di vendetta per il Massacro di Karantina, nel quale i Falangisti uccisero tra le 1.000 e le 5.000 persone.

Nella notte stessa dall’inizio dell’attacco, vennero tagliate le linee telefoniche, l’acqua e l’ elettricità. La città era sotto assedio, ed a mezzanotte e mezza iniziò l’invasione, con abitazioni assalite ed occupate dai terroristi.

Mansour Labaky, un prete Maronita supravvissuto al massacro, lo definì “un’apocalisse”, disse che i palestinesi:

“Arrivarono a migliaia e migliaia, gridando Allah-hu akbar, attacchiamoli in nome degli Arabi! Offriamo un olocausto a Maometto!!”.

Ammazzando quindi chiuque si trovasse sul loro cammino: uomini, donne e bambini.

Gli abitanti di Damour erano principalmente civili senza addestramento militare. Tentarono comunque di combattere i loro assalitori, ma senza successo. Poterono giusto nascondersi nelle cantine con sacchi di sabbia davanti alle porte e alle finestre dei pianterreni.

Ci fu invece una carneficina durata 3 giorni e 3 notti consecutive, durante le quali soltanto pochi abitanti superstiti riuscirono a raggiungere il palazzo dell’ex-presidente Kamil Chamoun, a Saadyat, in riva al mare. Da qui vennero evacuati, con elicotteri e barche da pesca, a Jounieh, nella zona cristiana, dove trovarono rifugio nei monasteri e conventi dei monaci maroniti. Nel frattempo, la furia dei palestinesi non si fermò neppure davanti alle chiese che, come le case e i negozi di Damour, furono saccheggiate e quindi fatte saltare in aria.

Intere famiglie vennero uccise nelle loro case. Molte donne furono violentate in gruppo, vennero trovati corpi di bambini ai quali erano stati cavati gli occhi e senza più gli arti.

L’assedio stava generando danni enormi; i palestinesi avevano tagliato l’acqua e qualsiasi rifornimento di viveri e rifiutavano alla Croce Rossa di evacuare i feriti. Neonati e bambini morirono di disidratazione.

Gli invasori devastarono le tombe e sparsero le ossa dei defunti nelle strade. E mentre la violenza continuava, si scattavano delle foto da offrire più tardi, ai giornalisti europei per denaro.

Alla fine tutti i Falangisti vennero “giustiziati”, ed i civili allineati contro un muro ed uccisi da una raffica di mitragliatrice.
In totale circa 582 civili vennero ammazzati.

Solo chi riuscì a scappare sopravvisse. Tra loro il già citato Mansour Labaky, il quale tornò in seguito insieme alla Croce Rossa per seppellire le vittime. Molti dei cadaveri furono smembrati e fu necessario contare le teste per stabilirne il numero. Alcuni uomini vennero ritrovati con i genitali amputati ed inseriti nel cavo orale.


By Chutzpah

Il Massacro di Itamar

11 marzo 2011, presso Itamar, un insediamento Israeliano a 5 km su-est di Nablus situato sulle montagne della Samaria. All’interno del’Area C, una zona della Cisgiordania sotto completo controllo Israeliano, come stabilito dagli Accordi di Oslo firmati da Shimon Peres e Yasser Arafat nel 1993.

La notte di quel giorno una famiglia di 5 persone venne uccisa nei propri letti.

I responsabili di questo massacro si chiamano Amjad Mahmad Awad , 18 anni, e Hakim Awad , 17 anni. Entrambi di Awarta.

Il padre di Hakim, Mazen, era attivo nel FPLP. Già arrestato in passato dall’Autorità Palestinese (scontò 5 anni prigione) per aver ucciso una cugina e bruciato il suo corpo.
Suo zio Jibril, anche lui un terrorista del FPLP, partecitpò nel 2002 ad un’altro attacco contro Itamar che causò la morte di 4 civili, di cui 3 bambini, e dell’ufficiale di sicurezza del villaggio.

Amjad era uno studente dell’Al-Quds Open University, anche lui affiliato all’FPLP, e lavorava come manovale in Israele.

I 2 terroristi chiesero ad un membro del FPLP di fornirgli delle armi, ma questo si rifiutò. Quindi decisero di usare dei coltelli e delle cesoie, con le quali si fecero strada per entrare nell’insediamento di Itamar.

Dopo aver superato la recinzione si infiltrarono all’interno dell’insediamento ed irruppero nella casa della famiglia Chai, in quel momento in vacanza. Rovistarono in ogni stanza e rubarono un fucile, delle munizioni, un elmetto ed un giubbotto di kevlar.

Entrarono in casa della famiglia Fogel verso le 22.30, accedendo dalla stanza dei bambini.
Yoav, 11 anni, svegliatosi dal rumore provocato dai 2 assassini palestinesi venne costretto a spostarsi nella stanza di fianco, dove i terroristi gli tagliarono la gola e lo pugnalarono al petto.
Elad, 4 anni, venne strangolato da Hakim mentre Amjad lo accoltellava al petto. Quindi i 2 terroristi entrarono nella stanza dei genitori ed accesero le luci, svegliandoli, ed assalirono subito i 2 coniugi. Ehud Fogel venne accoltellato ripetutamente al collo, e sua moglie Ruth al collo ed alla schiena. Infine i 2 assassini, vedendo che non era ancora morta, la fucilarono.

Uscirono quindi dall’abitazione, indecisi se scappare oppure attaccare un’altra casa. Amjad decise che doveva tornare nella casa dei Fogel e rubare un’altra arma. Una volta dentro, sentì la piccola Hadas, di appena 3 mesi, piangere. Quindi cominciò ad accoltellarla decapitandola.

Successivamente, durante le loro confessioni, dichiararono di non aver notato gli altri 2 bambini che dormivano in casa. Altrimenti non avrebbero avuto alcuna esitazione ad uccidere anche loro.

I corpi, senza vita e dilaniati dalle coltellate, vennero ritrovati da Tamar Fogel, 12 anni, quando verso mezzanotte tornò a casa dopo un’escursione. Alla vista di quel massacro, corse fuori gridando disperata. Il loro vicino di casa, il Rabbino Yaakov Cohen, che poco prima la aiutò ad entrare in casa svegliando suo fratello di 6 anni in modo che potesse aprire la porta, entrò in casa vide il suo fratellino di 2 anni per terra vicino ai corpi sanguinanti dei suoi genitori, piangendo e scuotendoli con la manina per cercare di svegliarli.

I paramedici del Magen David Adom (Stella di David Rossa, l’equivalente Israeliana della croce rossa) ed i volontari della ZAKA (un gruppo che collabora ed assiste i paramedici nell’identificazione delle vittime di attentati ed incidenti) si trovarono di fronte una vista shockante. Il figlio di 4 anni era ferito gravemente ma ancora vivo, ma purtroppo nonostante gli sforzi del personale medico non sopravvisse alle ferite.

Il 5 giugno i 2 assassini vennero condannati per omicidio, il furto di armi e violazione di domicilio.
Hanno inizialmente negato le accuse, ma poi successivamente ammesso con orgoglio di essere i responsabili della strage. Non hanno espresso alcun rimorso e dichiararono invece di fronte agli ufficiali di sicurezza che lo farebbero nuovamente.
Sono stati poi descritti come “eroi” e “leggende” dalle loro famiglie.

Elenco totale delle Vittime:
Ehud Fogel (il padre)
Ruth Fogel (la madre)
3 dei loro 6 figli:
Yoav, 11 anni
Elad, 4 anni,
Hadas, di soli 3 mesi. Decapitata dai terroristi.


By Chutzpah

Il Massacro di Ma’alot

Era il 15 maggio 1974. Siamo a Ma’alot, una cittadina nel nord di Israele, situata su di un altopiano tra le colline della Galilea Occidentale, vicino al confine con il Libano.

Era il 26° anniversario della Proclamazione dello Stato di Israele, ma nonostante questo fu un giorno tutt’altro che gioioso per il paese. In questo giorno, infatti, si consumò un terribile massacro, ad opera di terroristi palestinesi, presso la scuola elementare di Netiv Meir.

Quella mattina, 3 terroristi appartenenti al FDLP (Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina), vestiti con le divise dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) entrarono in Israele passando dal Libano. Erano armati con fucili AK-47 d’assalto, granate ed esplosivi plastici vari.

Una volta entrati in territorio Israeliano, attaccarono immediatamente un furgone uccidendo 2 donne Arabo-Israeliane e ferendone una terza. Si diressero quindi presso un condominio, dove iniziarono a bussare ad ogni porta fino a che, una coppia di nome Fortuna e Yosef Cohen, udendo il rumore, aprirono la porta.
I terroristi li assalirono immediatamente uccidendo Yosef, il figlio Eliahu di soli 4 anni e ferendo la figlia Miriam di 5 anni. Fortuna, incinta di 7 mesi, tentò di scappare ma invano. I terroristi uccisero brutalmente anche lei.
L’unico sopravvissuto della famiglia fu il figlio Yitzhack, un bimbo di appena 16 mesi, sordomuto.

Quindi si diressero verso la scuola elementare.

Sulla strada incontrarono un lavoratore dei servizi igienico-sanitari di nome Yaakov Kadosh, al quale chiesero indicazioni per arrivare alla scuola. Subito dopo lo picchiarono a sangue e gli spararono. Uccidendolo.

Arrivati alla scuola, i terroristi attaccarono immediatamente uccidendo il guardiano ed alcuni bambini. Il resto degli alunni e dei docenti, 115 persone di cui 105 bambini, vennero presi in ostaggio. Nella scuola c’erano anche degli studenti di una scuola superiore in gita scolastica.

I bambini vennero costretti a rimanere seduti a terra, sotto la minaccia delle armi, con delle cariche esplosive posizionate tra ognuno di loro.

I sequestratori chiedevano la liberazione di altri 23 terroristi palestinesi detenuti nelle prigioni Israeliane. Fissarono come termine ultimo le 18.00 di quello stesso giorno. Se le loro richieste non fossero state accettate, avrebbero ucciso tutti gli ostaggi.

Verso le 10.00 un uomo di nome Sylvan Zerach, a casa in congedo dall’esercito, si avvicinò alla base di cemento di una torre dell’acqua non lontano dalla scuola per avere una visione più ravvicinata di quello che stava succedendo. Venne ucciso anche lui dai terroristi.

La Knesset (il Parlamento Israeliano), in riunione d’emergenza alle 15.00, decise di negoziare con i palestinesi, ma questi si rifiutarono di prorogare il termine dell’ultimatum.

Fu allora che, alle 17.45, poco prima dello scadere del tempo, la Sayeret Matkal, un’unità della brigata d’élite Golani, iniziarono l’operazione di salvataggio assaltando l’edificio.

Tutti i terroristi vennero uccisi nell’attacco, ma purtroppo fecero in tempo ad usare le armi e gli esplosivi contro gli ostaggi. Spararono addosso ai bambini con granate ed armi automatiche varie.

In totale 25 persone, di cui 22 bambini, vennero barbaramente uccisi. Ed altri 68 feriti.

Elenco e nomi delle Vittime:

Ilana Turgeman
Rachel Aputa
Yocheved Mazoz
Sarah Ben-Shim’on
Yona Sabag
Yafa Cohen
Shoshana Cohen
Michal Sitrok
Malka Amrosy
Aviva Saada
Yocheved Diyi
Yaakov Levi
Yaakov Kabla
Rina Cohen
Ilana Ne’eman
Sarah Madar
Tamar Dahan
Sarah Sofer
Lili Morad
David Madar
Yehudit Madar
Sylvan Zerach
Fortuna Cohen (incinta di 7 mesi)
Yosef Cohen
Eliahu Cohen (4 anni)

Ai quali si aggiungono 3 insegnanti, 2 donne arabo-Israeliane ed un’altra persona rimaste anonime.

Di seguito i nomi dei terroristi:

Ali Ahmad Hasan al-Atmah,  27 anni
Ziyad Abdar-Rahim Ka’ik, 22 anni
Muhammad Muslih Salim Dardour, 20 anni


By Chutzpah

FAQ

1) Di cosa si parla in questo blog?

In questo mio blog ho intenzione di raccontare di fatti realmente accaduti, recenti o lontani, in quella tormentata regione conosciuta come Medio Oriente. Mi focalizzarò principalmente sulle colpe e responsabilità dei paestinesi e degli arabi in generale sull’attuale situazione geopolitica locale.

2) Perchè hai scelto di focalizzarti proprio sugli arabi?

Penso che l’informazione in Europa, ed in Italia in particolare, sia molto di parte. Spesso, per non dire sempre, le notizie vengono riportate a metà, vengono omessi molti dettagli sulle cause che hanno portato ad una determinata reazione. In particolar modo l’informazione in Italia è decisamente filo-araba and anti-Israeliana. Io invece vorrei parlare di quello che i media non dicono. Senza lanciarmi in commenti o polemiche personali. Insomma, solo fatti.

 

3) Quindi questo è un blog di propaganda anti-araba?

Assolutamente no. Di propaganda il web ne è pieno. Basta inserire le parole “Israele” e/o “palestina” su un qualsiasi motore di ricerca per essere sommersi da siti/blogs di pura propaganda filo-araba. Questo sarà un blog “controcorrente”, ma non propagandistico.

 

4) A chi è indirizzato questo blog?

A chiunque fosse interessato/a ad informarsi in merito alle responsabilità degli arabi riguardo ai vari conflitti in Medio Oriente. Informazioni indispensabili per avere un quadro completo ed oggettivo sulla situazione attuale.

 

5) Perchè i commenti sono moderati?

Purtroppo il conflitto mediorientale in occidente viene trattato come una partita di calcio, la maggior parte delle persone fa letteralmente il tifo per le fazioni in causa, e sul web ho partecipato a discussioni decisamente accese, spesso e volentieri sfociate in insulti e minacce. Pertanto pubblicherò solamente i commenti meritevoli dopo averli letti. Inciviltà, razzismo e tifo da stadio non saranno ammessi.

 

6) Ho trovato degli errori e/o imprecisioni in alcuni post. Come la mettiamo?

In questo caso chiedo gentilmente di farmelo notare, indicandomi cosa c’è di sbagliato e provvederò a verificare e correggere il post appena possibile.

 

7) I tuoi post sono tutti firmati “Chutzpah”, perchè hai scelto questo pseudonimo?

“Chutzpah” è una parola Ebraica, di origine Yiddish, traducibile con “impertinente” o “insolente”. Il termine si può utilizzare anche per definire una persona audacemente non conformista. Considerato quando già detto prima riguardo ai media occidentali, io sarò l’impertinente che racconta quello che gli altri nascondono o minimizzano.